Si riporta la Lettera di introduzione scritta dal Presidente Enrico Pesce.
Lettera del Presidente
Il Bilancio Sociale Consortile ritorna ad essere uno strumento utilizzato dopo una lunga pausa di riflessione che di fatto ci ha portato ad occuparci di altre questioni ritenute prioritarie. La non obbligatorietà normativa (per ora) lega il suo utilizzo alla consapevolezza, alla volontà, all’investimento che la rete dei soci attua nei confronti di questa casa comune che è la struttura consortile.
Non è un caso, quindi, che si torni a parlare di Bilancio Sociale quando la struttura organizzativa consortile è ad un momento di cambiamento, dettato non solo dall’entrata di alcune nuove cooperative ma dalla necessità, dopo 10 anni, di dare nuova energia al patto associativo, al significato di stare insieme imprenditorialmente. E’ certo che il contesto socio-economico, mettendo in crisi tutto il sistema fin qui organizzato, non risparmi la necessità di riflettere profondamente su cosa voglia dire, oggi, fare cooperazione sociale.
Diventa quindi un esigenza importante rendere più efficiente la macchina consortile partendo da un primo obiettivo base:
- migliorare il grado di conoscenza tra le imprese che appartengono alla rete consortile e conseguentemente
- creare consapevolezza e cultura organizzativa sull’aggregato.
Se stiamo ricercando un nuovo assetto d’impresa che ci consenta di rispondere più adeguatamente a cosa gli associati ritengano importante per il loro sviluppo allora il Bilancio Sociale diventa la base da cui rendere formale e trasparente ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.
I dati economici e sociali rappresentano un utile e importante quadro di lettura e di interpretazione:
-l’aggregato di 11 milioni di euro;
- i 431 soci lavoratori;
- la presenza numerosa di donne nei Consigli di Amministrazione delle cooperative;
- i circa 2.000 utenti seguiti nei nostri servizi.
Rappresentano una realtà che è cresciuta,che si è sviluppata,che a livello locale ha realizzato qualcosa di importante che va presentato e fatto conoscere. Siamo diventati una risposta e una proposta di innovazione sociale e lo siamo diventati soprattutto per gli utenti.
Il tanto citato valore aggiunto deve diventare un concreto dato di corrispondenza con elementi strategici che prima di tutto ci facciano capire i nostri punti di forza. Solo successivamente potremmo presentarci al territorio ricercando chi può essere interessato a questa lettura ed interpretazione dell’organizzazione (l’Ente Pubblico potrà essere in parte così impegnato a risparmiare risorse economiche).
Ritengo non si possa pensare che gli altri ci vedano “belli e buoni” solo perché sociali. Quanto più sapremo essere innovativi e capaci di tradurre i bisogni in risposte sostenibili, tanto più diventeremo interlocutori del territorio.
Il mio augurio è proprio questo, che in questo processo di trasformazione il consorzio e le sue associate, sappiamo interpretare questo difficile momento come spinta verso l’innovazione, verso un nuovo modo di essere cooperazione (o un ritorno allo stile originario dell’essere cooperativa?).
Il Presidente